14 Febbraio 2011

Una culla con mille bambini

Vorrei chiudere gli occhi, vorrei sentire la sveglia suonare alle sei. Stropicciarmi la faccia, tremare dal freddo di quelle vecchie mattine nelle quali
alle sei il termosifone non era ancora acceso. I piccoli cambiamenti come un riscaldamento che si accende mezz'ora prima a volte preannunciano
già uno sconvolgimento. Dicevo, vorrei lavarmi e vestirmi di fretta... e correre, sempre in ritardo, alla vecchia fermata nei tempi in cui se il pullman
lo perdevi non non avevi nozioni come frizione freno acceleratore per poterti gestire la vita. La vita che poi da lì a poco avresti perso. La vita che
da lì a poco sarebbe mutata così tanto da non lasciarti nemmeno più il brivido del ricordo. Vorrei arrivare davanti al cancello metallico, dopo quei
venti minuti di viaggio che sembravano un'infinità, poichè come dice Berson esiste un tempo della vita che sei tu a scandire; salire e prendere un
caffè. Vorrei scendere a fumare la prima sigaretta del mattino che hai voglia di fumare, ma dopo averla accesa non ne sei tanto convinto, come se
aspirassi per la prima volta, ma dopo qualche tiro ti ci riabitui a quel gesto innaturale, a tutto ci si abitua purtroppo o per fortuna. Io a quel tempo ero
abituata a te. Ad aspettarti lì davanti al mega posacenere, vederti attraversare la strada da lontano con quel costante sorriso, una smorfia tra imbarazzo
e tenerezza. Vorrei sentirti salutarmi con un cenno del capo e il sorriso che diventa più ampio o con quella voce inconfondibile che mi ha fatto tanto ridere,
che ho ascoltato lamentarsi, che ho ascoltato consigliarmi, una voce costante che accarezzava i giorni tristi e a cui davo forza quando si spegneva.

La cosa che spiazza è quando qualcuno decide di non voler essere più abituato a te. La cosa che fa rabbia è che sia ancora qui a pensarci. Probabilmente
se fossi ancora nella mia vita starei meglio. Sai però ci sono delle rarissime volte in cui accade ciò: quando qualcuno chiude una porta e ti dice addio, e tu sei lì
e stai per sentire quella porta sbattere e distruggerti il cuore, ecco in quell'attimo arriva qualcuno, che ferma la porta prima dello schianto, ed entra chiedendo
il permesso. Sai a me è successo. Sono contenta che non sia stata tu a rientrare, sono contenta che da quella porta sia entrato qualcosa di nuovo. La mia boccata
d'aria fresca quotidiana. La parte migliore di me.

una culla con mille bambini
un attore poco conosciuto
le forchette e i napoletani
un video con un ti voglio bene urlato
nascondino
il primo bacio
la prima sigaretta
la prima presa di posizione
"a me non da fastidio se abbiamo le cose uguali"
"ti vorrò bene per sempre"


"Voglio dare un taglio con il passato"

Il mio futuro. Lo costrurò passo dopo passo partendo dalle macerie del mio passato, ma con qualcuno al mio fianco.
Il tuo futuro. So solo che è lontano da me e adesso so che nonostante tutto va bene così. 

 

 

 

1 commento

  • Fede

    ..al momento giusto..

    Sono entrata qui per caso..
    Mi ha toccato il cuore..
    Scritto il: 25/08/2011 14:00:31
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